Negli ultimi tempi si parla tanto di sicurezza soprattutto in tema di viaggi. Magari si sa poco dei posti in cui ci si avventura ed è per questo che molti paesi mettono in guardia i propri cittadini su dove recarsi in vacanza. Lo sa bene il Canada che ha stilato proprio una classifica. Molti infatti sono i turisti avventurieri, che però possono incorrere in difficoltà notevoli. Sono tanti infatti i casi di turisti che si avventurano in paesi dove ci sono difficoltà politiche. Tanti i casi di sequestri di turisti o addirittura di aggressioni. Ma quali sono i paesi in cui è meglio recarsi in vacanza e quali invece sono quelli da evitare? Ecco una piccola guida. In primo luogo evitate mezza Africa. Moltissimi paesi del continente nero sono infatti a rischio. Soprattutto l’Africa centrale dove ci sono guerre e focolai continui. Anche il Medio Oriente rientra in questa categoria, soprattutto i territori che sono stati negli ultimi anni oggetto di guerre. Ancora c’è da considerare che anche gran parte dell’India e alcuni territori dell’Asia sono da considerarsi pericolosi, non per le guerre e per i focolai ma per le malattie infettive che in questi paesi ancora si combattono. Da questo punto di vista anche alcuni territori dell’America latina, soprattutto i paesi dell’America centrale sono da considerarsi a rischio, non di guerre, ma di rapimenti, oppure di strane sparizioni di aerei. Sono considerati ok invece paesi dell’Africa del sud, l’Europa, l’America, la Cina e la Russia, ma di quest’ultima non proprio tutte le zone.
Mai sentito parlate di mushing e di musher? Ebbene ci sono paesi dell’Alaska che di certo non campano sul calcio, anzi qui lo sport per antonomasia sono le corse dei cani da slitta. Di cosa si tratta e come sono nate queste corse? La storia affonda agli inizi del secolo scorso quando con le slitte di cani si metteva in collegamento mezza Alaska. Infatti proprio i cani erano l’unico modo per collegare interi paesi quando non si erano ancora in costruzione strade o ferrovie e le temperature rigide invernali rendevano proibitivi gli spostamenti. Insomma erano l’unico modo per consegnare la posta. La prima gara tra cani da slitta fu chiamata Gara della misericordia. E in realtà non fu una vera e propria gara. Nel 1925 un’epidemia di difterite colpì una cittadina dell’Alaska. Molti bambini si ammalarono e l’intera città fu messa in quarantena. Il mal tempo purtroppo non permetteva spostamenti. L’unica soluzione era andare a prendere la medicina per curare i bambini nella città più vicina, usando cani da slitta. A completare la corsa in pochi giorni fu il cane Balto che fu celebrato come un eroe, tanto da avere anche una statua a Central Park. Da allora il mushing è diventato uno sport molto seguito nei paesi del nord America ed in Alaska. Si attende con ansia infatti la primavera per la Iditarod Trail Sled Dog, una gara internazionale che coinvolge moltissimi paesi e moltissimi musher. La gara ha conosciuto sempre più consensi negli anni, ma anche critiche per lo stato degli animali.
Il Louvre è uno dei musei più visitati al mondo. Ma è un successo francese? In superficie sembrerebbe di si, ma se si scava nel profondo ci si rende conto che in realtà è un successo italiano. Perchè? Molto semplice, basta leggere i nomi dei dirigenti del museo per rendersene conto. Sono tutti italiani, direttori, aiutanti, coordinatori. Al Louvre lavorano più italiani che francesi, ma fosse solo questo. In realtà al Louvre anche la materia prima (i quadri) sono per lo più italiani. A cominciare dalla Gioconda, il quadro di Leonardo, sicuramente uno dei più famosi al mondo, diventato un’icona. Ma il museo del Louvre non conta solo la Gioconda, anzi. Conta tantissimi altri quadri del 400 e del 500, quadri che sono stati portati in Francia per lo più durante le conquiste di Napoleone. Già queste notizie farebbero sfigurare i musei italiani. Ma quel che è peggio è che i nostri musei tutti messi insieme non guadagnano neanche il 25% di quello che il Louvre si porta a casa in un anno. Ovviamente sui musei non si può pensare a lucrare. Ma qualcosa non va se invece la manutenzione costa allo stato tantissimo ed il museo resta aperto solo per pochi visitatori al giorno. I musei italiani infatti costano molto per la gestione, per la pulizia, per gli impianti di sorveglianza. Ma un altro grave problema attanaglia i musei italiani. Pagano in pochi! Tra agevolazioni e ticket gratis pochi sono gli introiti che vanno al museo.
Ci sono carceri stile Guantanamo e carceri invece di lusso, ci sono prigioni che farebbero passare la voglia di rubare a chiunque e carceri dove invece non manca niente, tv, computer, stereo e persino una piscina. Stiamo parlando del carcere di Riyadh in Arabia Saudita. La notizia e le foto di questo carcere di lusso sono state pubblicate da un tabloid inglese. Le immagini sono sorprendenti poiché a primo impatto sembrerebbe non un carcere ma bensì un albergo a 5 stelle. Infatti il carcere in questione si estende per ben 70 mila metri quadrati tra celle che sembrano normali stanze e piscina per il relax dei detenuti. Non solo i detenuti qui possono godere di ogni comfort, dalle piscine olimpioniche ai trattamenti benessere, dai video giochi alla televisione. Insomma c’è di tutto, proprio come un albergo. Ed il bello è che questa idea di rendere il carcere un luogo più che vivibile è atta proprio a fornire una sorta di riabilitazione per i terroristi. In questo carcere infatti ci finiscono proprio i terroristi che invocano la guerra santa. Tutto ciò potrebbe far arrabbiare molti. Infatti persone che inneggiano alla guerra, che vogliono punire i cristiani infedeli non andrebbero trattati come ospiti di un albergo. In realtà oltre a questi comfort i detenuti seguono anche dei corsi per capire che interpretano molto male il Corano. Così facendo li si recupera da questo punto di vista, si insegna loro la corretta interpretazione del Corano e l’assurdità della guerra santa.
A Marsiglia negli ultimi tempi c’è stata una singolare protesta, uno sciopero che ha fatto parlare di se. Non studenti in piazza che protestano per le sedi universitarie, né tanto meno pensionati per la pochezza delle pensioni, né ancora i disoccupati in cerca di lavoro. Protestano invece i conducenti di autobus. E per cosa? Per le divise inadeguate. La storia è semplice. La società dei trasporti di Marsiglia ha deciso di cambiare le divise al personale. Nulla di male se non fosse che le nuove divise, specie nella parte che comprende i pantaloni, sembrano divise da militari, da gendarmeria e poco rispecchiano la classe lavoratrice dei conducenti di autobus sempre cortese e sorridente con i viaggiatori. Insomma tra chi sostiene che le nuove divise sembrano delle uniforme militari, tra altri che dicono che sono inappropriate e tra chi dice invece che si tratta di sottospecie di vestiti da pagliaccio, la protesta è esplosa e ha portato gran parte della categoria a scioperare lasciando in panne la città che senza autobus si è ritrovata nel caos. Sembra proprio che le divise non vadano giù ai tanti conducenti che si vedono messi in ridicolo dalla loro azienda. Preferiscono perdere giornate di lavoro scioperando piuttosto che mettersi i pantaloni delle divise che li fanno sembrare dei clown. Il motivo dello sciopero ha mandato in tilt i francesi che pensavano che il caos fosse generato per una ragione più seria. In tempo di crisi magari si pensava a contratti non rinnovati, mai a pantaloni non adeguati.
La domanda sembra retorica, eppure per capire davvero le condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti in Germania, studenti e insegnanti di un college si sono ritrovati a partecipare ad uno strambo esperimento: vivere in un carcere. La premessa in realtà è nobile infatti sia gli studenti che gli insegnati appartengono ad una facoltà giuridica. Tra gli studenti che hanno effettuato l’esperimento ci saranno futuri giuristi ed avvocati. Ed è proprio per far capire loro cosa sente chi è giudicato e condannato che si è svolto l’esperimento. I ragazzi e i professori provenivano da differenti atenei della Germania e nel corso dei giorni in cui sono rimasti all’interno della struttura sono stati trattati come dei veri e propri detenuti, non è stata quindi una visita di piacere, anzi. Come ogni detenuto sono stati costretti a lasciare gli effetti personali. Sono stati divisi, ognuno in una cella, senza comodità, senza computer, stereo o tv. Sono stati sorvegliati ogni giorno ed avevano a disposizione un’ora d’aria. La sveglia era presto la doccia era in comune e si potevano concedere una passeggiata durante l’ora d’aria. Molti dopo l’esperienza passata in carcere hanno capito il valore di un vero percorso di recupero per i carcerati. Lo scopo dell’esperimento era far capire proprio a dei futuri giuristi cosa vuol dire essere in carcere. Infatti si tende sempre a scegliere il carcere come l’ultima soluzione. Privilegiando magari dei percorsi che siano di recupero per il carcerato. L’esperimento è riuscito nel suo scopo, molti hanno definito l’esperienza orribile e opprimente.
Si può collezionare record di arresti? Ebbene si. La prova del fatto che si può si chiama Shermain Miles, una cinquantenne americana che ha battuto tutti i record di fermi. Infatti è stata arrestata per ben 363 volte aggiudicandosi uno dei record più assordi della storia. Ripercorriamo la sua storia. Allora la carriera inizia nel 1978 quando viene fermata per danneggiamento di un auto. Ma quello sarà il primo di una lunga serie di fermi. Infatti nel corso della sua lunga carriera è stata arrestata per ben 363 volte collezionando 73 condanne. I suoi reati? Non si è fatta mancare niente, dal furto con scasso alle aggressioni, passando per schiamazzi notturni o possesso di droga, comunque tutti reati minori per cui c’è condanna di pochi mesi o per cui si viene fermati senza essere incriminati. Ecco perchè in soli 50 anni è riuscita a collezionare un tale record. A quanto pare i suoi vicini, i cittadini della città in cui vive vogliono chiedere l’internamento a vita in quanto temono che quando uscirà dal carcere ne possa fare delle altre. Ed infatti la signora in questione non si è mai smentita e subito dopo essere uscita di galera si è subita rimessa all’attacco collezionando altre rapine, furti e di conseguenza altri arresti. Ormai è così conosciuta che la sua storia è stata pubblicata sul Times, come gli appelli dei cittadini che chiedono di buttare le chiavi della galera in cui si trova per evitare problemi futuri.
Molto attuale è la questione dei matrimoni e delle adozioni gay. Si sa che le persone omosessuali non possono sposarsi in chiesa, ma in molti paesi non godono neanche dei diritti civili, quindi non possono essere accomunati alle normali coppie e non possono quindi sposarsi neanche al comune. Per quanto concerne la chiesa l’opinione non cambierà di certo. Ma per quanto riguarda i singoli stati l’opinione sta cambiando mano a mano. Negli ultimi tempi la Francia ha detto si ai matrimoni tra persone dello stesso sesso e all’adozione dei bambini per coppie omosessuali. La decisione ha spaccato il paese ma alla fine ha prevalso il si. Ma i cugini francesi non sono gli unici ad aver detto di si al matrimonio tra coppie dello stesso sesso bensì sono i 14esimi. Infatti sono ben 14 i paesi dove ci si può sposare tra coppie dello stesso sesso, ovviamente matrimonio celebrato col classico rito civile. In Olanda ci si poteva sposare tra gay già dal 2001, il primo paese infatti a dire di si alle unioni di fatto fu proprio l’Olanda. Nel 2003 il vicino Belgio si è adeguato approvando la stessa legge per i matrimonio tra persone omosessuali. Nel 2005 con Zapatero la Spagna ha legalizzato le nozze gay. Successivamente fuori continente è stata la volta del Canada, degli Stati Uniti, del Sud Africa, del Brasile e per ritornare in Europa anche la Norvegia si è attivata positivamente. In Europa hanno detto di si anche Portogallo, Svezia e Islanda e in America latina anche l’Argentina ha appoggiato questo tipo di unione.
Negli ultimi anni si sta facendo una lotta senza quartiere per l’abolizione di pubblicità che spingono come ideale di bellezza ragazze fin troppo magre. È presto detto che simili immagini spingano le giovani a cercare come ideali di bellezza l’eccessiva magrezza che porta all’anoressia, una triste piaga dei nostri giorni. Ma tutti gli sforzi fatti spesso si annullano da campagne pubblicitarie sbagliate dove a fare la réclame di abiti e scarpe siano ragazze senza curve, magrissime ideali di bellezza che è difficile trovare nella realtà. Un tempo gli stessi stilisti dicevano che le modelle devono fungere da appendiabiti e quindi non devono riempire con curve eccessive i loro capi. Ma per tante che sognano un futuro da modella è ovviamente improponibile il modello a cui riferirsi. Ecco che si piomba poi nel problema dell’anoressia. Lo stesso succede nel mondo della danza, con ideali di bellezza fin troppo magri a cui le giovani ballerine si ispirano. Insomma sembra che proprio il mondo della moda e della danza non voglia arrendersi ad un’immagine diversa, fatta di persone normali, non anoressiche, a modelli di bellezza raggiungibili. L’ultima news in tal senso arriva dalla Svezia dove un procacciatore di modelle è andato a cercare ragazze per una campagna pubblicitaria all’interno di una clinica per ragazze anoressiche. La notizia ha fatto discutere proprio perchè da più parti si chiede al mondo della moda e della danza di rinunciare a modelli di bellezza sbagliati che possano indurre le giovani a cadere in anoressia.
Nel mondo ogni giorno spariscono tantissimi bambini. Questo purtroppo lo sanno i cronisti, ma certe storie lasciando davvero i brividi. Si veda quanto è successo in India dove un neonato è stato venduto sul noto Social Network per 11 mila dollari. L’India è proprio il paese dove spariscono più bambini, in media ogni anni si perdono le tracce di circa 50 mila bambini. Il bambino in questione era stato rapito da uno zio subito dopo la sua nascita. Nell’ospedale quindi la culla viene trovata vuota e del bambino si perdono le tracce. Il losco affare prevedeva un racconto macabro alla madre, ovvero di aver partorito un bambino morto. Fortunatamente la madre non aveva creduto al racconto dello zio e ha agito decisa denunciando l’uomo alle autorità locali. La polizia è riuscito ad arrestarlo prima che l’uomo vendesse il bambino. Eh già perchè lo zio stava proprio cercando di vendere il neonato tramite il noto social network Facebook. Aveva messo un annuncio ed un uomo aveva anche risposto intento a comprare il neonato per ben 11 mila dollari. La piaga dei bimbi smarriti è purtroppo una triste realtà che colpisce soprattutto i paesi del medio oriente. Si tratta di bimbi che vanno ad alimentare un mercato di schiavi o che finiscono lontani dalle proprie famiglie per diversi motivi. Inoltre spesso sono proprio le madri che vendono i propri figli perchè costrette dai mariti o per troppa miseria. Di certo non si era mai vista una vendita di bambini su un social network.